L’ipnosi per risvegliare un senso di avventura un po’ fané

L’ipnosi per risvegliare un senso di avventura un po’ fané

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"Un surfista sfida una maestosa onda oceanica."

Spirito di avventura e adrenalina per vincere la forza dell’oceano

 

Il senso di avventura è una qualità umana fondamentale, una portentosa dinamo che ci permette di raggiungere il successo e la peak performance nella vita e negli affari. Peccato che, col passar del tempo, tenda a scemare e, verso la metà della vita, a scomparire. È allora che, con l’ipnosi ‘fatta bene’, possiamo rinverdirlo.

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L’avventura geografica

All’udire la parola avventura, la maggior parte di noi immagina grandi viaggi o imprese difficoltose attraverso giungle e deserti, lande ghiacciate e oceani… E, spesso, sul nostro volto passa fugace un’ombra di reticenza o un lampo di desiderio.

La parola richiama alla mente personaggi leggendari, come l’indomita Freya Stark, la prima donna a inoltrarsi, vestita da uomo, nel deserto arabico del Quarto Vuoto; o il bolognese Ludovico Warthema che nel ‘500 raggiunse il Borneo dal Cairo e nel suo Itinerario dallo Egypto alla India ci rivelò i mille segreti dell’Asia di allora. O, in epoca più moderna, Bruce Chatwin, il quale aveva l’abilità di cacciarsi in luoghi che spesso gli facevano esclamare: “Che diavolo ci faccio qui?” – So bene cosa intendesse.

Se abbiamo il coraggio di spingerci oltre la nostra limitata comfort zone personale, affrontando il rischio e il non noto; se abbiamo la curiosità di conoscere cose sempre nuove e non ci dispiace avvertire talvolta l’adrenalina in circolo… Se osiamo, riusciremo a dare un senso più pieno alla vita, conosceremo il vero noi stessi e proveremo un senso di libertà assoluta e di forza del tutto nuovi ed eccitanti.

Quando proviamo questa spinta interiore in maniera intensa, soprattutto se siamo giovani (e fanciulle), è facile che i nostri cari, preoccupatissimi, tentino di smorzarla, adducendo ogni genere di giustificazioni e sottoponendoci a ogni ricatto emotivo immaginabile.

In realtà, ho potuto constatare più e più volte come uno dei massimi piaceri della vita sia proprio fare quelle cose che gli altri sostengono non si possano fare.

[Ça va sans dire che qui non parliamo dell’incosciente andare allo sbaraglio, che spesso porta conseguenze molto, molto gravi agli individui meno intelligenti della specie.]

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"Prima di copertina del volume Itinerario, dallo Egypto alla India di Ludovico Warthema"

Itinerario, dallo Egypto alla India di Ludovico Warthema, © 1991 Leopoldo Fusconi Editore

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Colui che segue la folla di solito non andrà mai più lontano della folla. Mentre è probabile che chi cammina da solo si trovi in luoghi dove nessuno è mai giunto.
–Albert Einstein

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Oltre la natura selvaggia

Eppure, lo spirito di avventura non si limita all’esplorazione del globo terrestre fin nei luoghi più reconditi e affascinanti.

Quella diffusa interpretazione della parola è piuttosto limitativa. Perché lo spirito di avventura riguarda i viaggi di scoperta, sì, ma anche lavoro, sessualità, hobby, relazioni, sport, studio… In poche parole, può investire l’intera sfera delle attività umane.

Quando lo spirito di avventura è assente o carente, il nostro umore si assesta su un livello neutro, siamo più soggetti a stress e nervosismo, proviamo un latente senso di scontentezza. Anche se in ambito lavorativo ci siamo affermati, possiamo scoprirci meno creativi e provare un greve senso di noia. La vita ci sembra monotona e in ogni problema rischiamo di vedere una minaccia, anziché una bella sfida…

Tutte cose altamente indesiderabili.

Il nostro stile di vita si appiattisce, si opacizza. Cadiamo nella routine, perdiamo vitalità e dai nostri occhi sparisce pian piano la scintilla di chi sa provare la vera gioia di vivere – sparisce lo slancio vitale.

E allora, ogni volta che ci poniamo degli obiettivi – obiettivi desiderati oppure necessari –, si affaccia il rischio o di pagare un pedaggio troppo alto in termini di energia vitale, oppure di sviluppare una propensione alla rinuncia.

Perché, vedi, c’è una sottile distinzione fra la forza di volontà, gestita dal verbo dovere e il senso di avventura, retto dal desiderio, collegato al piacere. E se per il piacere siamo addirittura dotati di un istinto, la stessa cosa non avviene per il dovere.

Così, mentre la mente logica e razionale, la mente del calcolo e del controllo ci dice che dobbiamo farlo (o averlo o realizzarlo), producendo di norma scarsi risultati, il senso di avventura è in presa diretta con l’inconscio, quella parte della mente che, una volta attivata nel modo giusto, ci fa raggiungere con facilità e senza sforzo qualsiasi obiettivo, in qualsiasi ambito – purché sia un obiettivo «possibile, plausibile e onesto» per noi e per le persone del nostro mondo.

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Il senso di avventura è confermato dalle neuroscienze

Sì, esiste per davvero. Non è una invenzione di Hollywood.

Ogni essere umano viene alla luce con un grande senso di avventura. Soffermati a osservare un bambino, proprio quando inizia a gattonare. Inarrestabile, va alla scoperta del suo mondo e il visino gli si illumina in un grande sorriso non appena incontra qualcosa di nuovo, per quanto insignificante possa sembrare a noi adulti.

Alcuni neuroscienziati hanno identificato, attraverso la risonanza magnetica funzionale, una piccola area del nostro sistema limbico, detta striatum ventrale, che ci spinge a cercare esperienze nuove, non familiari. Aggiungono che ci dona un vantaggio evolutivo per la sopravvivenza, oltre a un aumentato rilascio di neurotrasmettitori quali la dopamina. È fantastico.

Pensa, per un attimo: se i nostri antenati non fossero stati spinti a cercare alimenti sempre nuovi… Se non l’avessero fatto, immagina, ceneremmo ancora oggi con vermi e germogli.

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"Un verme passeggia su alcuni germogli"

La ‘cena’

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È già confermato che la donna tende in genere a preferire, al di là dei tratti di genere sessuale, l’uomo che presenti un più spiccato spirito di avventura. E, più di recente, alcuni etologi hanno osservato che in alcuni animali, come per esempio il diamantino, un piccolo passeraceo, la femmina tende a scegliere il maschio seguendo lo stesso principio. (Questo può essere un invito a riflettere per i maschietti…)

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Fra vent’anni sarai più deluso dalle cose che non hai fatto
che non da quelle che hai fatto.
Quindi, leva l’ancora.
Veleggia, allontanandoti dal porto sicuro.
Fai gonfiare le tue vele, cogliendo i venti operosi.
Esplora. Sogna. Scopri.
— Mark Twain

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Purtroppo, non dura tutta la vita, se non in rari casi

Sì, lo spirito di avventura si spegne… nella stragrande maggioranza di noi.

Alcuni anni fa, il neurobiologo Robert Sapolski della Stanford University, incuriosito dal comportamento messo in atto da un giovane assistente, ha studiato se ci sia una età tipica nella quale l’essere umano medio passi dallo stadio di ricerca della novità alla routine, alla comodità, al sempre uguale.

Lo scienziato ha esaminato, in particolare, le preferenze musicali, il tongue piercing e la degustazione di nuovi cibi.

In tutti e tre i campi ha constatato che la disponibilità a provare qualcosa di nuovo cessa, in media, prima dei 40 anni.

  • Così restiamo attaccati alle preferenze musicali sviluppate nella nostra adolescenza, anche se sulla scena si è frattanto affacciata qualche eccezionale stella canora;
  • Non siamo disposti ad assaggiare per la prima volta nuovi cibi, come per esempio il sushi, dopo i 39 anni;
  • E chi non abbia fatto un tongue piercing prima dei 23 anni, non lo farà più nella vita.

E la routine si instaura, silenziosa e soffocante.

Ciò che colpisce è che questo risulta vero per il 95% degli esseri umani – un dato desolante.

Pensa, ben il 95% dell’umanità lascia che quel senso di avventura si affievolisca fino a scomparire… comportando un bell’appiattimento della qualità della vita. Come in una preparazione accelerata al riposo eterno.

Ma ciò che maggiormente ci interessa considerare è quel 5% di persone che mantengono aperta la finestra sull’avventura, perché ci dimostrano come sia possibile non intristirci in una vita poco allettante, sempre uguale a se stessa, che porta alla rigidità, alla noia, al decadimento.

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Cosa distingue quel 5% dalla massa

Chi è questa rara persona?

Quali caratteristiche e abilità possiede che la massa ha perso?

Vediamole:

  • Innanzi tutto, è una persona piena di vitalità, vale a dire una persona che tende al piacere in tutto ciò che fa, procurandosi così benessere, buona salute e longevità.
  • È una persona capace di superare la propria paura dell’ignoto, del nuovo, e pertanto arricchisce la propria vita di esperienze sempre nuove in ogni campo.
  • Ha un elevato grado di entusiasmo e passione per tutto quello che fa – e quindi è sempre di buon umore.
  • È dotata di alti livelli di motivazione intrinseca – che la spingono a imparare cose sempre nuove e a esplorare nuove vie o modi creativi di fare le cose.
  • È più resistente allo stress. Nella vita quotidiana così come nella natura selvaggia, davanti a una nuova esperienza, un certo livello di stress è per noi inevitabile. Ma possiamo contenerne i deprecabili effetti con un atteggiamento mentale positivo, quello che ci fa dire: «Posso farcela.»
  • Infine, se una persona mantiene il suo senso di avventura, la gioia interiore non l’abbandona mai, neanche quando le cose vanno male.

Converrai che sono benefici di molto conto.

Siamo onesti: tutti noi conosciamo persone di una certa età che hanno mantenuto un livello di energia e di gioia molto elevato, non è vero?

Sembra che il fanciullino interiore in loro sia vivo e vegeto, a dispetto degli anni e delle rughe – hanno mantenuto intatto il senso del gioco, hanno mantenuto un buon sense of humour, un ottimismo inossidabile e, naturalmente, il loro spirito di avventura.

È un piacere stare con loro.

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Quando incontriamo le prove della vita

Il fatto è che tutti noi, nella vita, siamo talvolta chiamati ad affrontare situazioni che, per la loro difficoltà o complicatezza, preferiremmo forse evitare. Che cosa, allora, ci spinge ad affrontarle e superarle?

La storia ci viene incontro con un esempio illuminante.

Vi ricordate Matilde di Canossa, una delle più straordinarie donne di tutti i tempi? Fanciulla, la massima carriera a cui avrebbe potuto ambire sarebbe forse stata quella di moglie e di madre – anche se in seno alla nobiltà europea. Ma il destino aveva qualcosa di ben diverso in serbo per lei, in seguito alla morte del padre e a quella prematura dei due fratelli maggiori.

Donizone, il monaco benedettino suo biografo e confessore, non ci rivela quali siano state le sue aspirazioni naturali, ma ci racconta come, trovatasi coinvolta nel titanico scontro tra Chiesa e Impero, in pieno Medioevo, Matilde abbia accettato la sfida – rischiando tutto pur di realizzare ciò che le stava a cuore. Dalla Vita Mathildis, apprendiamo come la contessina, nel tempo, abbia saputo sviluppare eccezionali doti di stratega, diplomatica, amministratrice, valorosa guerriera e riformatrice.

È stata una donna forte che, pur tra grandi incertezze e difficoltà, ha fatto le sue scelte con coraggio. E ha potuto farle grazie a un portentoso senso di avventura, che l’ha portata non solo a cogliere il vero valore della vita, ma anche a influenzare la storia dell’Europa intera.

E, nei secoli, la contessa guerriera ha ispirato artisti di grande levatura, quali Dante e il Bernini.

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Perché far rifiorire un senso di avventura un po’ fané

La bella notizia è che ci è sempre data la possibilità di compiere una scelta. Infatti sta solo a noi scegliere se infondere sempre nuova vitalità in quell’aspetto avventuroso del nostro animo o se invece ignorarlo, lasciandoci così stritolare dalla macina della ripetitività quotidiana.

Se scegliamo di spezzare le catene della routine, scopriremo presto che:

  • Saremo in grado di assumerci dei rischi calcolati. Dal momento che pensare in piccolo non ci è poi tanto utile, perché non dire a noi stessi: «Pensa in grande! Sì, c’è un rischio… Sì, ci saranno cannibali là fuori, nella giungla degli affari… Ci saranno persone care che non approveranno… Ma, perché non farlo
  • Saremo in grado di fare le cose in modo nuovo, perché condurre gli affari o la nostra esistenza nella stessa, identica maniera, giorno dopo giorno, anno dopo anno, rischia di farci sprofondare nelle sabbie mobili, in una forma di entropia disgregativa – oltre a farci annoiare oltre misura (e incanutire prematuramente) per l’assenza di attrattiva e di stimoli.
  • Saremo più creativi nella ricerca di soluzioni – perché andremo a cercare l’idea geniale negli spazi sconfinati dell’innovazione, lasciandoci alle spalle il ristretto pascolo del conservatorismo.

E allora, lanciamoci in tutte le nostre azioni come in una bella avventura! Rischiamo tutto per realizzare noi stessi e i nostri sogni – perché non ci è dato prevedere esattamente che cosa accadrà domani o come andranno le cose in futuro.

È questo il successo nell’avventura.

Vedi, se sfoderiamo il coraggio, che sempre accompagna lo spirito di avventura, sapremo vedere se gli obiettivi che ci prefiggiamo sono realizzabili, se la nostra passione e impegno sono più forti della tendenza a indugiare o rinunciare, caratteristica di una bassa autostima. Oseremo lanciarci in nuove avventure – che sia nel mondo degli affari o delle relazioni sentimentali o della vita intellettuale o altro – senza preoccuparci troppo di intoppi e conseguenze (sempre modificabili lungo il cammino), scoprendo a mano a mano quali nuove opportunità la vita ha da offrirci.

E allora vivremo la nostra vita pienamente, da persone di valore, persone fuori dal comune.

Solo allora sapremo esprimere veramente noi stessi.

Solo allora saremo veramente unici.

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Un processo piacevole

Non dimentichiamo che quando scopriamo cose nuove, quando liberiamo emozioni intrappolate, è sempre un processo divertente e piacevole.

E non è necessario lanciarci in chissà quali avventure pericolose – perché la ricerca dell’avventura non è affatto confinata all’ambito geografico, all’esplorazione del territorio e, soprattutto, non deve necessariamente essere pericolosa.

Infatti, possiamo cercarla nel regno delle idee, nella musica, nelle relazioni interpersonali o in qualunque altra area della nostra vita.

Per fare qualche esempio, possiamo leggere nuovi libri, trascorrere le vacanze in un posto nuovo ogni volta, stringere amicizie al di fuori del nostro mondo abituale; oppure iniziare hobby particolari, come imparare a cucinare dei piatti esotici o prendere lezioni di tango; possiamo adottare nuovi punti di vista e così via. Sceglieremo cose che assecondino le nostre propensioni, facendoci uscire dalla vecchia e triste monotonia.

L’unico nostro limite, in realtà, è quel sabotatore che ci dice: «Non puoi farlo», «Non è il caso» o ancora, «Non ti si addice» o il paralizzante «Cosa dirà la gente…»

Quel sabotatore bugiardo, che aggiunge subito dopo il perché – perché sei troppo vecchio o troppo giovane, perché non si addice a un uomo d’affari, perché la brava ragazza non deve o non può… I perché sono infiniti. Se li ascoltiamo, inevitabilmente, ci bloccano.

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Cosa fare se ci scopriamo poco avventurosi

E se per caso dovessimo scoprire di aver trascurato un po’ il nostro spirito di avventura? Nessuna paura – possiamo sempre riattizzarlo.

Ecco qualche consiglio utile:

Innanzi tutto, evitiamo di sentirci mortificati – non ne abbiamo colpa. Possono essere intervenuti molti fattori, come un’educazione troppo rigida da bambini, impartita da una madre apprensiva o da un padre autoritario, oppure esperienze di vita che hanno subdolamente ridotto in noi l’entusiasmo o la passione.

In secondo luogo, ricordiamo il vecchio adagio: “A tutto c’è rimedio, fuorché alla morte”. Per cui, se ancora respiriamo, tiriamoci su le maniche e mettiamoci subito all’opera. Per il nostro stesso bene.

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Per cominciare:

Inizia attaccando le abitudini, che possono essere la cosa più mortifera, in quanto spesso e volentieri ci inchiodano in quella che viene chiamata comfort zone – una situazione apparentemente facile, di comodo, che però spegne in noi le qualità più belle e vitali fino a togliere, nei casi peggiori, ogni sapore alla nostra esistenza.

Se vogliamo provare quel meraviglioso senso di soddisfazione o di successo, dobbiamo evitare di cadere in automatismi sempre uguali a se stessi, che di soddisfazione proprio non ne danno alcuna.

Cambiare le abitudini non significa rivoluzionare la propria vita – per iniziare basta qualche semplice accorgimento. Come, per esempio:

  • Se quando ti alzi vai prima in bagno e poi fai colazione vestito di tutto punto, ogni tanto inverti l’ordine delle azioni.
  • Se vai in ufficio in macchina, cambia percorso, anche se ti richiede più tempo; e, ogni tanto, prova ad andarci in tram, magari mettendoti a chiacchierare col tuo vicino.
  • Se fai una colazione frettolosa a base di caffè e brioche, qualche volta bevi un the e aggiungi due uova all’occhio di bue o un bel mango dal sapore esotico.
  • Ogni due o tre giorni, alzati mezz’oretta prima e fa’ qualche piegamento, muovi il tuo corpo in una danza libera che segua solo il ritmo della musica (senza preoccuparti di apparire buffo o goffo), oppure fai una corsettina intorno all’isolato – invece di recarti al fitness centre o al campo da tennis in orari tremendamente predeterminati (e pertanto stressanti).
  • Al ristorante, che divenga per te un punto d’onore il degustare, ogni tanto, portate nuove o, addirittura, cibi che credi non ti piacciano – potresti avere qualche piacevole sorpresa, come è accaduto a me col sedano.
  • Di tanto in tanto, evita per un giorno di leggere il giornale e di ascoltare il telegiornale. Ti assicuro che non sarà una grave perdita. E dedica quell’oretta risparmiata a qualche attività per te insolita – inventa una ricetta, fai una partita a scacchi con tua moglie (o marito), oppure impara a suonare il clarinetto.
  • Compra un dopobarba o un profumo nuovo e, a seconda del tuo stato d’animo, alternalo a quello che usi di solito.
  • Oppure individua tu stesso, a seconda delle tue inclinazioni, qualche altra cosa che potresti facilmente fare per spezzare la routine.

Questi piccoli cambiamenti, per nulla faticosi, allenano la nostra mente ad essere più elastica e flessibile e, in men che non si dica, impiegheremo questa nuova agilità mentale, questa rinnovata intelligenza nel fare le cose, anche alle altre scelte che quotidianamente dobbiamo compiere – in ogni area della nostra esistenza.

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Fai seguire un buon lavoro su te stesso

Poi, quando ti sentirai bravino nel praticare le piccole modifiche elencate qui sopra, sarai pronto per la fase due.

Avrai preparato il terreno per lavorare su te stesso, e non più nel mondo esterno.

E allora potrai chiamarmi e fissare il primo appuntamento.

Le strategie per far rifiorire uno spirito di avventura un po’ appassito hanno anche il potere di rinverdire in noi lo slancio vitale, quell’élan vital che Henri Bergson collegava all’intuizione, capace di esprimersi nell’energia spirituale dell’uomo. E quando noi daremo all’intuizione lo spazio che merita, allora potremo vivere la vita come un movimento creativo.

Questo non potrà che farci un gran bene

Così, nei tuoi tentativi per diventare più avventuroso, anche se ci saranno eventi che ti appariranno come battute d’arresto o impedimenti, sappi che il più delle volte non lo sono. E che spesso le esperienze migliori possono proprio sgorgare dalle cose che sembrano non funzionare per noi.

Per cui ti incoraggio a farti avanti e far rientrare a pieno titolo l’avventura nella tua vita.

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"Emma, il tuo Mind Mentor"
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Image credits:
©  iStockPhoto: Surfer on amazing blue ocean wave
© Riproduzione copertina Itinerario del Warthema, Fusconi Editore 1991
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PROFILO DELL’AUTORE: Emma Gasperoni, fondatrice di IpnoBenessere, è Ipnotista certificato dalla National Guild of Hypnotists statunitense e dalla APHP inglese. È altresì Coach personale e professionale. Ti facilita l’acquisizione di modelli di pensiero e strategie empowering, cioè capaci di ripristinare il tuo potere personale, sì da sentirti motivato e ispirato a costruire la tua grandezza. Per leggere altri articoli scritti da Emma e per saperne di più sui servizi di consulenza, corsi e workshop che offre, visita il suo sito www.ipnobenessere.com o contattala direttamente via email o per telefono allo 02 8342 5599.


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