L’ipnosi è uno strumento potente (tranne in caso di imperizia dell’ipnotista o di assurde aspettative del cliente)

L’ipnosi è uno strumento potente e funziona (tranne in caso di imperizia dell’ipnotista o di assurde aspettative del cliente)

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"Freedom to fly"

Risultati brillanti: che liberazione!

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«Ci sono due categorie di ipnotisti: quelli veramente preparati nella disciplina e quelli che ne hanno una infarinatura superficiale. Ci sono due categorie di clienti: quelli che collaborano attivamente all’ipnosi e gli indolenti. In quali casi credi ci siano brillanti risultati?»

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Sono molti gli errori e le idee balzane che troviamo in ambito ipnotico e vengono commessi sia dagli operatori sia dal grande pubblico. E allora l’ipnosi non potrà funzionare, non darà risultati, neanche qualora l’ipnotista sia una divinità appositamente discesa dall’antico Olimpo.

Ma vediamo innanzi tutto quali sono le condizioni favorevoli a un buon impiego dello strumento.

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L’ipnosi dà brillanti risultati quando…

  • L’ipnotista lavora in maniera etica e professionale, soltanto in quei casi per i quali abbia ricevuto una adeguata formazione, garantita dall’appartenenza a una primaria associazione internazionale, della quale rispetti il codice etico e deontologico;
  • Il cliente collabora (paroletta magica)
  • Entrambi si sono liberati da qualsiasi pregiudizio riguardo alla disciplina.

È molto semplice. E allora tutto fila liscio: il problema che affligge il cliente viene superato ed entrambi, ipnotista e cliente, sono felici e soddisfatti. Spesso si crea un solido legame umano, un’amicizia che può durare nel tempo.

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L’ipnosi non dà risultati quando…

Vediamo ora quando e perché l’uso dell’ipnosi non dia i risultati desiderati, ma lasci nel cliente un senso di delusione, le tasche vuote e un problema reso più acuto dall’intervento sbagliato.

Sì, perché un assioma recita:

«Ciò che non migliora peggiora.»

E siamo noi a dover far migliorare le cose. Il tempo cronologico diventa nostro nemico ogniqualvolta ci trasciniamo un problema senza fare il possibile per risolverlo al meglio o utilizziamo strategie inadeguate.

Qui di seguito elenco quattordici casi da me raccolti in tanti anni di pratica professionale. Riguardano quei clienti che, o per loro caratteristiche intrinseche o per pregiudizi sull’ipnosi, si erano in precedenza rivolti ad altri, rimanendo scontenti.

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1. Quando il cliente è scettico

Lo scettico vorrebbe la prova o la garanzia dell’esito ancor prima di iniziare il lavoro – una cosa impossibile da farsi.

Lo scettico non si fida di nessuno (né di se stesso né degli altri) e tende a controllare tutto e tutti, ipnosi inclusa.

Questo atteggiamento gli preclude spesso qualsiasi risultato.

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Scettico è anche colui al quale non basta neanche un colloquio telefonico di un’ora e mezzo (!) per intuire chi tu sia e quanto tu valga come ipnotista. No. Dopo averti posto un sacco di domande inutili, lo scettico vuole conoscerti (gratuitamente) e farti perdere altro tempo. Se solo sapesse che raramente riuscirà a cogliere di persona ciò che non ha colto nel corso della telefonata…

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Una trentaseienne mi chiama per il controllo del peso. Per circa 18 anni (metà della sua vita) ha speso denaro a palate per tutta una serie di interventi falliti, ma vuole una garanzia da me!

Rifiuta ogni spiegazione sulla necessità che anche lei si metta di impegno. Così le garantisco la mia parte del lavoro, a condizione che lei mi garantisca di fare la sua parte.

Per quanto possa sembrare assurdo, la sua scelta è quella di continuare a dibattersi tristemente fra un corpo che non le piace e strategie che hanno già ampiamente mostrato la loro inutilità.

Lo scettico è uno degli individui più sventurati. E sì che, grazie a un buon lavoro ipnotico, potrebbe acquisire almeno un briciolo di fiducia in se stesso e negli altri (le due facce di una stessa medaglia) e finalmente avvicinarsi alle proprie mete…

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2. È incredibile, ma c’è ancora chi crede che l’ipnosi operi alla stessa stregua di una bacchetta magica

Purtroppo, molti maghetti nostrani (e non solo loro) sono affetti da una forma di incompetenza singolare. Credono che “basti l’ipnosi” per risolvere un problema – e divulgano il loro pensiero, magari affermando addirittura che siano sufficienti “poche sedute”…

Lo fanno senza neanche specificare a quale problema o a quale tipologia di cliente si riferiscano… Quando invece esistono problemi che richiedono parecchio tempo e altri molto meno, così come esistono ottimi soggetti ipnotici e persone meno idonee all’uso dell’ipnosi. Tutti fattori, questi, che insieme ad altri (quali l’età del cliente, da quanto tempo si è instaurato il problema ecc.) incidono sulla durata del lavoro ipnotico.

Ci conviene sorridere, per non piangere.

Probabilmente questi “ipnotisti” applicano un “metodo” in maniera logica: lo stesso per tutti. E sono ben lontani da un sano impiego dell’ipnosi. (Come ho già scritto in altra parte di questo sito, le tecniche ipnotiche – logiche e razionali – sono sì e no il 5% della disciplina. Un mio vecchio maestro statunitense sostiene non superino il 3% –, e vanno comunque adattate a quello specifico cliente con cui l’ipnotista lavora. Il restante 95% è arte.)

Naturalmente, quelle idee erronee fanno molto comodo a chi le legge, che le adotta immediatamente.

Ah, il diabolico quick fix – lo specchietto per le allodole che promette una “sistematina veloce”, ma non sortisce alcun effetto duraturo… Peccato che attiri la maggior parte dei pigroni: adulti che, nel terzo millennio, sembrano ancora credere che esista qualcosa come una bacchetta magica…

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Anni fa ho letto su un sito italiano che l’ipnotista avrebbe “risolto” un caso di IBS (sindrome del colon spastico) in una sola seduta… Ho subito pensato che l’ipnotista fosse afflitto dall’equivalente mentale di ejaculatio praecox o, in alternativa, che fosse un altro figlio (segreto) di Dio padre.

Era un’affermazione strabiliante, troppo bella per essere vera, unica negli annali dell’ipnotismo. Sono infatti necessari almeno quattro o cinque mesi di lavoro con un cliente che collabori pienamente. Oppure, non è IBS, ma semplice colite, che, come tutti sanno, passa con un po’ di dieta bianca e tenendo il pancino al caldo!

Ora, il cambiamento non è mai rapido nell’adulto.

Ripeto: il cambiamento non è mai rapido nell’adulto.

Questo fatto, che gli ipnotisti competenti conoscono empiricamente da molti anni, è stato più di recente confermato dalle neuroscienze: «Il cambiamento nell’adulto procede per baby steps (passettini da bambino che stia imparando a camminare).»

La velocità non ha mai attestato la bravura dell’ipnotista. È invece l’esito pieno e permanente a testimoniarla.

Allora, vogliamo davvero credere a chi strombazza ai quattro venti di toglierci la paura, la malinconia, l’ansia o quant’altro in poche ore di corso collettivo o in una sola seduta ipnotica?

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3. C’è chi scivola pericolosamente nel paranormale o nella finzione parascientifica

Siamo seri…

Chi mai può credere che si possa leggere la mente altrui?

Questa è la pretesa di fattucchieri di ogni tipo (cartomanti, maghi, pseudo-ipnotisti ecc.): manipolatori il cui scopo non certo etico è quello di illudere gli allocchi e rimpinzare la propria tasca.

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E quando il raggirato è quasi alla fine del corso e ancora non sa leggere neppure un pensierino piccolo-piccolo nella mente del suo interlocutore… Quando questo accade, cosa fa il poveretto?

Chiama me, nella speranza che il mio corso glielo insegni…

Vero è che la NGH, il cui nome è spesso usato fraudolentemente in Italia, non avalla affatto il comportamento di certi venditori di fumo.

Chi usa il nome della National Guild of Hypnotists™ senza averne le credenziali, proponendo la finzione parascientifica come se fosse realtà, è un impostore.

Cosa mai potrai imparare da lui?
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Quanto al paranormale, posso solo mettere in guardia: è pericoloso. E anche questo campo non attira i professionisti, ma affascina solo le piccole menti.

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Diversi anni fa, mi era stato chiesto di aiutare un signore che sembrava aver perso il ben dell’intelletto mentre frequentava un corso di “angiologia”. (Nota bene: parlavano di angeli, mi avevano assicurato, non di spiriti dei trapassati.)

Ho rifiutato, suggerendo loro di rivolgersi invece a uno psichiatra. L’ipnosi, lungi dal servire a qualcosa, avrebbe potuto essere controproducente. In certi casi serve sempre una terapia qualificata.

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4. E che dire di chi frequenta un “corso di ipnosi” (sic!) nostrano, credendo di ottenere miglioramenti personali?

In uno dei Paesi europei dove sciaguratamente si dà più importanza al titolo che non alle competenze realmente acquisite, dove spesso gli uomini leggono un giornale color rosa e non aprono un buon libro neanche per isbaglio (pena e afflizione di ogni editore perbene), c’è chi si illude di poter migliorare se stesso da solo, senza il supporto di un professionista, solo frequentando un corso…

E c’è chi glielo fa credere…

Pochi purtroppo sanno che nessun corso, che dir si voglia, può portare a risultati personali degni di nota. Un corso è limitato all’insegnamento di un argomento o di una disciplina.

Se è ben strutturato, un corso può aumentare la nostra conoscenza, la quale, tuttavia, da sola non basta a produrre in noi un miglioramento sostanziale e duraturo – soprattutto se siamo colpiti da ansia, bassa autostima, fobie, insonnia, cattive abitudini ecc.

Quel che serve è invece un buon lavoro di sedute individuali (per gli allievi del Corso di Ipnotismo professionale NGH, queste fan parte del tirocinio offerto a complemento). Parlo di buon lavoro, perché è improbabile che con una infarinatura nella disciplina (o addirittura con l’impiego di tecniche che con l’ipnosi non hanno nulla a che vedere, nonostante quanto si affermi)… è molto improbabile, dicevo, che l’operatore improvvisato guidi il cliente alla buona riuscita.

Dimmi: se tu volessi risolvere un mal di denti, ti rivolgeresti a un dentista di fiducia o a un fabbro?

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Ci sono persone che, pur in possesso di un “diploma”, non sanno lavorare con l’ipnosi. Che sia forse perché non hanno frequentato un vero e proprio “corso di ipnotismo”, ma solo un semplice “corso di ipnosi”? Quando mi chiedono di iscriversi anche al mio corso, attualmente l’unico in Italia iutorizzato dalla NGH, mi sento incerta sul da farsi.

Perché, quando li ho accettati in passato, i loro compiti erano un immeritevole pot-pourri di concetti validi e di idiozie.

In realtà, quando siano entrate nella nostra mente idee di un certo tipo, cambiarle non è uno scherzetto da poco. Le prime tenderanno sempre ad avere il sopravvento, a meno che non si faccia un buon lavoro ipnotico su di sé con un ipnotista qualificato.

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5. C’è chi crede ai cantastorie

C’è poi chi ti racconta la storiella della profondità dell’ipnosi o del paradigma perfetto, capaci di risolvere miracolosamente ogni problema.

Mi chiedo soltanto se i primi sappiano che, dell’intera popolazione occidentale, solo pochissime persone sanno raggiungere un livello ipnotico operativo “molto profondo” e solo poche ne possono raggiungere uno “profondo”. Ma se il livello è “troppo profondo”, il cliente passa al sonno senza sogni, caratterizzato dal ritmo cerebrale Delta, con la scomparsa di qualsiasi consapevolezza nella persona normale.

Quindi, a meno che i loro clienti non siano tutti monaci tibetani di una certa età…

Come dire: non fa per tutti.

Vogliamo rischiare?

Per fortuna, la verità è che, per la maggior parte dei problemi presentati a un ipnotista motivazionale, è sufficiente un livello ipnotico leggero. Quello che conta è l’expertise dell’ipnotista, non il livello dell’ipnosi (tant’è che chi assume droghe, legali o illegali che siano, e che per questo si trova già in uno stato alterato di coscienza, non è quasi mai ricettivo all’ipnosi. In questi casi, c’è un modo particolare di lavorare).

 

E chi applica paradigmi, protocolli o schemi fissi, sappia che i suoi sforzi saranno raramente coronati da successo, per via della natura stessa – non logica e non razionale –, del fenomeno ipnotico.

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«La logica vi porterà da A a B. L’immaginazione vi porterà dappertutto.»
– Albert Einstein

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"cat"

Un campione della immaginazione

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Un medico che si professava ipnotista (per aver seguito un corso di “ipnosi + aggettivo qualificativo talmente logico da far scappare chiunque avesse una minima idea su cosa realmente sia l’ipnosi”), seguiva un protocollo piuttosto rigido per la sindrome del colon spastico: due mesi di sedute settimanali, più due mesi di interruzione dell’ipnosi, più una o due sedute finali.

Nessuna meraviglia che non avesse che risultati molto scarsi, nonostante questo sia un problema relativamente facile da risolvere.

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6. Qualcuno crede che sia l’ipnotista a fare tutto il lavoro

Oh, beata illusione!

Affligge, purtroppo, chiunque equipari l’ipnotismo alla medicina.

Se è vero che il medico prescrive un farmaco che, di solito, toglie il disturbo, è altrettanto vero che, come modalità operativa, l’ipnotismo si situa a 180° rispetto alla medicina – e alla psicoterapia.

Queste ultime, infatti, sono centrate sulla terapia (salvo rarissimi casi), mentre l’ipnotismo è centrato sul cliente. Va aggiunto che, per un impiego efficace dell’ipnosi, è indispensabile che il cliente collabori, che faccia la sua parte (e non si limiti a scaldare il cuscino che c’è sulla sedia accanto alla mia, parlando a ruota libera…)

Sarà proprio il bravo ipnotista a guidarlo, illustrandogli quale sia la sua parte del lavoro. Qualora non rispetti le istruzioni, andrà inviato ad altri professionisti.

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7. E se l’ipnosi venisse indotta con forzature o trucchetti vari…

In tal caso, anche con un soggetto ipnotizzato, è poco probabile che la sua mente collabori.

Lo sforzo è perdente, in qualsiasi ambito venga applicato.

E dato che l’ipnotista non può neppure “dare ordini” alla sua stessa mente, come può pretendere di darli alla mente di un altro?

L’ipnosi cosiddetta “autoritaria” è stata soppiantata da quella moderna, detta “permissiva”, già da una settantina d’anni.

Allora è importante per qualsiasi cliente imparare a distinguere la persona autorevole (umile, autentica) da quella autoritaria (piena di sé).

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Vengono da me persone che avevano sospeso il fumo di tabacco andando da ipnotisti che ancora oggi usano il vecchio metodo autoritario (e crudele), basato sul disgusto.

Tutti loro, chi prima, chi dopo, avevano ripreso a fumare.

E sì che ormai da molto tempo si sa che il disgusto non dura in eterno!

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8. Spesso l’ipnotista (mal preparato) si limita a leggere una paginetta generica, uguale per tutti i suoi clienti

Questo è un sistema eccezionale per garantire l’insuccesso.

Ma tant’è. Questi sedicenti ipnotisti scaricheranno la colpa di quel fallimento sul cliente, anche se collaborativo.

Condizione imprescindibile a un impiego efficace  dell’ipnosi è la “personalizzazione“, perché ogni singolo cliente è diverso da qualsiasi altro per personalità, storia di vita, modelli di pensiero, qualità espanse o meno ecc.

Quindi, ogni singola frase detta al cliente deve essere specificatamente ideata per lui.

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«L’ipnotista non può sbagliare neanche una parola.»
– The National Guild of Hypnotists™

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In corso d’opera, è difficile che il cliente si accorga di un lavoro mal fatto. Lo farà solo a posteriori, per l’assenza o transitorietà dell’esito.

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Nell’autunno del 2016, ho ricevuto un gran numero di richieste per la seduta antifumo. Era un fatto insolito, perché gli Italiani in genere prediligono smettere o prima delle ferie estive o per Capodanno. Mi chiedevo cosa fosse accaduto…

Indagando, ho poi scoperto che queste persone non riuscivano più a contattare un “tuttologo” di Milano che faceva una seduta di un’oretta scarsa, sempre uguale a se stessa. Qualcuno di loro aveva ripetuto la seduta “all’occorrenza”, fissando un appuntamento ogni volta che riprendeva a fumare.

Si era così instaurata in loro un’abitudine forse più nociva del fumo, molto difficile da sradicare, che avrebbe di per se stessa richiesto molto più di una semplice seduta…

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9. C’è chi acquista il servizio ipnotico in base al costo (della seduta o del corso) senza curarsi della sua qualità

L’ipnotismo è una disciplina talmente misconosciuta (e mistificata) che spesso e volentieri il cliente pensa di poter acquistare le sedute così come fa con le mele esposte sulle bancarelle del mercato – e, se glielo faccio rilevare, come si offende!

Non sa nulla, lo sventurato, del rapporto qualità/costo, non sa che la maestria dell’ipnotista, unita al proprio impegno, farà la differenza fra successo e fallimento. (Ma se manca la prima, il secondo non servirà a nulla.)

Crede di poter comprare “l’ipnosi” («Per cortesia, mi dia otto etti di ipnosi…») e che l’ipnosi sia fatta alla stessa maniera ovunque si rivolga. Come un certo modello di automobile, identico in ogni concessionaria di quella marca, in tutto il mondo. Ahilui, non sa che ogni ipnotista si differenzia nettamente da tutti gli altri per la sua personalità, per la ricchezza della formazione ricevuta, per la vastità delle esperienze di vita che ha fatto, per l’anzianità del servizio reso ai clienti, per l’impegno e amore che mette nel suo lavoro e per tante altre cose…

Per esempio, sostenere di aver trovato la “stessa seduta” a un costo inferiore è o da idioti o da disinformati. Oppure da furbetti. Ma questo tipo di persona si ritiene in grado di scegliere unicamente in base al costo, credendo erroneamente che la qualità del servizio sia identica dappertutto. Considera un servizio alla stessa stregua di un bene di consumo. Avrà quel che si merita, nel bene o nel male.

Ha dell’inverosimile, a meno che la persona non sia già una autorità nel settore e leggendo la presentazione dei servizi ipnotici si renda subito conto del livello dell’ipnotista che li offre (ma allora, perché mai dovrebbe acquistare nuovamente un corso o una serie di sedute?)

Vero è che, proprio per questo atteggiamento, tale tipo di persona è uno dei meno adatti all’ipnosi.

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Un fenomeno prettamente italiano è quello dello “shopping online”. Così, qualora desideri fare ipnosi – che siano sedute o un corso –, l’individuo si limita a inviare una stessa email stringata a tutta una serie di ipnotisti: «Sono molto interessato a… Vorrei maggiori informazioni… Lei non è trasparente: manca il costo.» (I più incolti parlano di “prezzo”, proprio come per le mele al mercato.) E se fosse una libera scelta da parte mia, per attuare una migliore selezione dei candidati al corso o di chi chiede le sedute? Tanto più che non si inizia nessun lavoro senza un accordo, che, va da sé, poggia anche sul costo del servizio! Che ci sia un motivo valido, a questo tipo di persona, non viene neanche in mente.

Oppure, quando usa solo la mente pigra e lenta, scrive quattro parole in croce: «Info su in ipnosi fumo e prezzo» (ricevuta lunedì 30/10/2017 11:16). Proprio così, piena di errori: senza punteggiatura, senza la minima regola di bon ton, in un risparmio energetico che mi ha fatto pensare a una persona in fin di vita…

Come se l’ipnotista non avesse altro da fare che rispondere a questo tipo insulso di richieste, soprattutto quando sulla pagina web richiede di essere contattato per telefono!

Suona palesemente come una presa in giro – per esempio –, chiedere “maggiori informazioni” sul corso di ipnotismo della NGH, quando online ho messo una presentazione lunga ben 16 pagine di Word, più tutta una serie di allegati. Forse si tratta solo di pigrizia, unita ad arroganza… due aspetti che non depongono certo a favore di un aspirante ipnotista.

Ma l’Italiano medio non legge.

E, se glielo ricordo, si arrabbia. Molto.

E cosa fa questo intelligentone? Dopo aver saputo il costo di vari operatori, sceglie il più economico, va a fare ipnosi e… non ottiene risultato alcuno. Finisce il corso… e si rende conto di non ottenere risultati dal suo lavoro. E dopo qualche tempo, mi ricontatta, tentando di farmi credere che sia la prima volta… Non sa nulla, l’incauto, della mia proverbiale memoria.

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Da parte mia, preferisco perdere questo tipo di cliente (o di studente), altezzoso e pieno di sé – un individuo che difficilmente collabora e, di conseguenza, difficilmente ha successo con l’ipnosi, per via del suo ego dilatato.

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10. Talvolta ipnotista e/o cliente sono affetti da un disturbo sottile che si chiama “arroganza dell’ego”

Quando ricevo la richiesta per una “psicoterapia ipnotica” rimango perplessa e mi chiedo chi sia il genio che abbia coniato questa espressione.

Certo, l’espressione riempie la bocca e fa sentire più importanti…

Il fatto è che psicoterapia e ipnotismo poggiano su interventi diversi (come già detto qui sopra), opposti, ed è oltremodo difficile, se non improbabile, conciliarli.

Allora sarebbe più saggio risolvere il problema o con l’una o con l’altro. Serve una scelta. Il “di più” qui rischia di essere controindicato ai fini del risultato.

Tutto dipende da quello che cerchiamo: successo dell’intervento o paroloni che gonfiano l’ego?

La verità è che l’ipnotismo è utile per certi problemi, la psicoterapia per altri.

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11. Quando i sempliciotti cedono alle lusinghe e promesse mirabolanti di “falsi guru”

Ah, come è allettante il canto delle sirene!

Se Ulisse non si fosse fatto legare all’albero maestro e riempire le orecchie di cera, il suo destino sarebbe stato segnato.

Ma Ulisse era forte e consapevole.

Tanti sprovveduti, invece, cadono nelle grinfie di falsi guru, di predatori che usano l’abile manipolazione per farne degli “schiavetti” – usando una espressione di Elisa, una giovane che di recente mi ha chiesto informazioni su tutta una serie di guru nostrani con folto “seguito”. Voleva sapere, in particolare, se l’ipnosi rendesse le persone dominate e dipendenti.

Naturalmente no, se l’operatore è un professionista serio. Anzi, lo scopo del lavoro, oltre al superamento del problema, è rinforzare il senso di autonomia o indipendenza.

Sì, se invece l’operatore è un ciarlatano e il cliente un “voglio-ma-non-posso”, poco disposto a mettersi di impegno per migliorare se stesso (un classico esempio, questo, dove il diavolo fa sia le pentole che i coperchi…)

E questi schiavetti girano come falene intorno alla fiamma, senza rendersi conto di tenere il moccolo a persone come loro, con la stessa bassa autostima, solo più sfacciate e avide di loro. E si limitano a guardarne l’apparenza, prendendo l’esaltazione che caratterizza questi guru per entusiasmo. Avranno amare sorprese… (Avete mai notato che questi guru parlano, camminano e gesticolano tutti come automi, alla stessa maniera affettata, per dare volutamente una impressione di superiorità? Mi chiedo dove sia finita l’autenticità moralmente richiesta a ogni mentore…)

Purtroppo, più una persona manca di autostima e di senso del proprio valore, più viene allettata dalle promesse inverosimili dei più scaltri. Così continuerà a fare “lo schiavetto”, finché un giorno aprirà gli occhi e si accorgerà di essere vecchio e con gli stessi problemi di un tempo (economici, sessuali, di relazione, lavorativi ecc.)

Era caduto nell’inganno e nell’autoinganno.

E con orrore vedrà che l’aver creduto ai falsi guru è equivalso a sprecare la propria vita, rimanendo nell’ombra della mediocrità.

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12. E il cliente del tipo “So tutto io ” insiste che l’ipnosi vada fatta alla sua maniera

Se si ostina, è meglio sospendere subito le sedute, perché il lavoro non darà frutti di sorta.

Rifletti: come può una mente sapere cosa fare, quando finora è riuscita a produrre solo quel problema?

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«Non puoi risolvere un problema con la stessa mente che l’ha creato.»
– Albert Einstein

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"Human brain: the two hemispheres."

Logica & Creatività

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E che dire del cliente che abbia già fatto ipnosi in precedenza ed abbia fallito, il quale si aspetta (o pretende) che io lavori esattamente come faceva il mio predecessore?

Oppure di coloro che, affetti da una certa pitoccheria unita a una sopravalutazione delle proprie capacità, pensano di poter risolvere un problema piuttosto grosso con il fai-da-te? Solo imparando l’autoipnosi in 6 ore? E sì che su quella pagina web ho specificato chiaramente come il workshop di(auto)ipnosi sia utile per i problemi semplici della vita quotidiana…

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Avevo accettato un cliente affetto da un problema per lui piuttosto grave. Sebbene fosse un ottimo soggetto ipnotico, con grandi possibilità di buona riuscita, questo signore credeva di non essere in ipnosi, perché non solo mi sentiva parlare, ma, sollecitato, riusciva persino a rispondermi.

Ho tentato di tutto per convincerlo che fosse una cosa assolutamente normale, in quanto l’ipnosi non è sonno e neppure svenimento.

Niente da fare. Sapeva ben lui cosa fosse l’ipnosi! E avrebbe voluto impormi l’idea di lavorare con una bella statua di cera.

Finché si fosse tenuto una simile idea, sarebbe stato impossibile ottenere dei buoni risultati. Con dispiacere, l’ho indirizzato altrove.

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E quando persone di mezza età mi interpellano per il workshop di autoipnosi e scopro che vorrebbero risolvere da soli problemi come l’ansia da prestazione, un tumore o malattie autoimmuni, mi chiedo per davvero se gli Italiani, oltre a non saper leggere, si identifichino con Mandrake il mago. Il fatto è che costoro, con la loro insistenza che poggia su un’autostima pressoché inesistente e su una grossolana disinformazione, fanno soltanto perdere un sacco di tempo – a me e a loro stessi.

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13. C’è chi ha studiato ipnotismo da solo, leggendo dei libri o seguendo dei corsi online

Poiché l’ipnosi è esperienziale, in tutto il mondo occidentale può diplomarsi solo chi frequenti un corso di persona, con la guida di un bravo maestro (formatore esperto in ipnotismo, non tuttologo), e superi l’esame teorico-pratico finale.

Nel corso degli anni, sono stati diversi coloro che mi hanno contattato, affermando di sapere già tutto sull’argomento e di avere soltanto bisogno di un diploma.

Davvero?

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Basti citare il caso di uno di loro che, anni prima, aveva curato una grave forma di ansia generalizzata con sedute da una psicologa. Successivamente, si era messo da solo a studiare “ipnosi” (forse è per questo che aveva imparato poco o nulla). Riportava nomi importanti del passato. Mi ha persino detto che faceva sedute e aveva vari clienti. Gli serviva unicamente un diploma.

Essendo ripiombato in quel baratro, mi aveva chiesto di fare, prima ancora del corso, “la seduta” per accelerare le cose e togliersi subito quell’ansia soffocante.

La seduta.

Al singolare.

Inaudito!
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Da quando in qua si risolve l’ansia in una sola seduta?

Ha preferito tenersi la sua illusione. Non si è mai iscritto al mio corso.

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14. È importante che il mix ipnotista/cliente sia buono e che l’ipnotista non intimidisca col suo comportamento

Tutti abbiamo fatto l’esperienza di conoscere una persona nuova e provare un senso di indefinibile disagio – quella persona non ci piace poi troppo. Ed è reciproco: noi non piacciamo a lei.

Ora, per fare un lavoro proficuo in termini di risultati, è bene che, già dal primo colloquio telefonico, ipnotista e cliente ricavino vicendevolmente per lo meno una prima impressione positiva.

Non sto dicendo che serva un innamoramento folle, da colpo di fulmine. No. Anche perché la sessualità non va mai mescolata all’ipnotismo (e, chi lo fa, non conosce l’etica professionale e deruba il cliente, facendogli pagare sedute che non sortiranno risultato alcuno). No. Sto solo affermando che quando ci sentiamo bene con l’altro, sviluppiamo una comunicazione più fluida e sincera, un maggiore rispetto reciproco e un più profondo impegno e coinvolgimento. E questo, da parte di entrambi.

Ma quando l’ipnotista, per via della propria bassa autostima, si presenta come un deus ex machina, creando paura o intimidazione nel cliente, è impossibile che si pervenga a qualche risultato.

Recita la Guild nei suoi Standard per l’esercizio della professione:

«Non dovranno mai essere suggerite a un cliente ipnotizzato immagini inappropriate, spaventose, scioccanti, degradanti, umilianti, oscene o che facciano pensare inopportunamente al sesso.»

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È chiaro?

Se qualcosa di questo genere dovesse accadere, incito il cliente ad abbandonare immediatamente quello specifico ipnotista.

Altrimenti… “Chi è causa del suo mal, pianga se stesso.”

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Qualche anno fa, una giovane mi contatta, dilaniata fra un problema che solo un bravo ipnotista poteva contribuire a risolvere e lo spavento creato in lei da un maghetto nostrano.

Era stata da un signore che, online, si presentava con la massima prosopopea. Tanto per cominciare, la giovane aveva fatto una cattiva scelta (di solito la regola aurea è: più un sito è un oggetto scintillante e promette l’improbabile, meno bravo sarà l’ipnotista. O il coach. O comunque quell’individuo si autodefinisca.)

Gli aveva chiesto se conoscesse qualche bravo ipnotista in una città più vicina alla propria, ma l’uomo aveva blaterato qualcosa su un presunto metodo ipnotico che solo lui sapeva usare… Tentando così di vendere alla giovane dell’acqua calda, perché il metodo ha un valore irrisorio, in quanto quel che conta è il “come” l’ipnotista lavora – la sua expertise, che indiscutibilmente parte da un’ottima formazione di base.

Meno male che l’intuito di questa donna l’ha salvata, facendola fuggire e cercare un ipnotista qualificato.

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Quindi, mai e poi mai scegliamo di usufruire dei servizi di una persona che, di primo acchito, ci faccia una impressione sgradevole. Questo vale sia in campo ipnotico che in qualsiasi altro ambito.

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Conclusione

Bene. Penso di aver fornito una casistica sufficientemente nutrita e mi auguro che susciti nel lettore qualche riflessione.

Se mi verranno in mente altri casi che possano facilitarti una scelta più consapevole, li aggiungerò a mano a mano a questa pagina.

Vorrei ricordare che in alcuni casi, quando il cliente è “volonteroso”, l’ipnotista competente può aiutarlo ad allinearsi con la verità sull’impiego dell’ipnosi e può guidarlo a ottimi risultati.

In altri casi, ciò è impossibile, per via dei limiti stessi del cliente. E allora l’ipnotista onesto evita di lavorare con lui, consigliandogli di chiedere aiuto a professionisti diversi. Non lo illude né lo deruba facendogli sedute che si rivelerebbero inutili.

Parimenti, quando in qualsiasi momento del lavoro, il cliente smette di collaborare, nonostante l’invito a farlo, l’ipnotista è tenuto per correttezza a porre fine alle sedute.

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Per riassumere:

  • L’ipnotista è un maestro e una guida. L’etica professionale vuole che non accetti un cliente che presenti un problema per il quale non abbia ricevuto adeguata formazione o che sia di pertinenza di altri professionisti (medici, psicologi, psichiatri ecc.)
  • Il cliente è colui che fa l’ipnosi e risolve il proprio problema – naturalmente, preso per mano e guidato passo a passo dall’ipnotista preparato.
  • L’ipnosi da sola non fa un bel niente. Invece, usata bene, facilita enormemente un esito più rapido e soddisfacente rispetto a qualsiasi altro tipo di intervento.

Sì, «l’ipnosi che funziona», quella fatta con competenza e amore, può cambiarci la vita!

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Quindi, caro lettore, se sei stato da un ipnotista, hai collaborato pienamente e non hai ottenuto risultati, non precipitarti a pensare avventatamente: «L’ipnosi non funziona…»

Perché, se il tuo problema era risolvibile con l’ipnosi, quello che non ha funzionato è stato l’ipnotista oppure, forse, tu stesso…

Se invece tu ti impegni e l’ipnotista è realmente uno specialista dell’ipnosi, i risultati ci saranno – e saranno brillanti.

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NOTA: In tutto l’articolo, come altrove in questo sito, quando parlo di risultati, intendo risultati pieni (non parziali) e permanenti (non temporanei).

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Bene, e dopo aver riflettuto su questi casi, qualora ti serva qualche delucidazione, non esitare a contattarmi, presentandomi le tue domande (intelligenti, please!)

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"Emma, il tuo Mind Mentor"
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«L’ipnosi è uno strumento potente, ma spesso l’imperizia dell’ipnotista o le assurde aspettative del cliente ne vanificano l’efficacia.»

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© 2017 Emma Gasperoni, IpnoBenessere.
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PROFILO DELL’AUTORE: Emma Gasperoni, fondatrice di IpnoBenessere, è Ipnotista certificato e Coach personale & professionale che ti facilita l’acquisizione di modelli di pensiero e strategie empowering, cioè capaci di ripristinare il tuo potere personale, sì da sentirti motivato e ispirato a costruire la tua grandezza. Per leggere altri articoli scritti da Emma e per saperne di più sui servizi di consulenza, corsi e workshop che offre, visita il suo sito www.ipnobenessere.com o contattala direttamente via email o per telefono allo 0283425599.


 

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