Lo «svengali» e perché abbiamo paura dell’ipnosi

Lo «svengali» e perché abbiamo paura dell’ipnosi

 

Prima di considerare come mai la paura dell’ipnosi colpisca così tante persone, vorrei raccontare la storia di una giovane donna che a Manhattan viene invitata a una grande festa dai suoi simpatici vicini di casa. Atmosfera elettrizzante, buffet strepitoso, tante persone interessanti… Tutto procede bene, finché un signore dal fare garbato si aggira fra gli ospiti, cercando discretamente un volontario: è un ipnotista e gli è stato chiesto di dare una dimostrazione dell’ipnosi. Le si avvicina, chiedendole se voglia prestarsi.

La reazione della giovane donna? Del tutto irrazionale: una fuga precipitosa nel proprio appartamento e il resto della serata in compagnia di un libro e dello sconcerto – le mancava qualsiasi ricordo cosciente di aver mai letto o parlato di ipnosi, eppure era del tutto contagiata dal famigerato effetto «svengali».

Che altro aggiungere? Quella giovane donna ero io.

Oggi sono una ipnotista professionale.

Sembra proprio che la paura dell’ipnosi ci sia trasmessa col latte materno, tanto è radicata nella stragrande maggioranza della popolazione. È una paura viscerale che mette in moto la reazione d’allarme seguita da una fuga disonorevole (come accaduto a me tanto tempo fa) o che, in alternativa, genera un’attrazione puramente morbosa.

Peccato che entrambe le reazioni poggino su una ignoranza spaventosa di cosa sia veramente l’ipnosi.

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Qual è l’origine di tanta paura?

 

In quanti sanno, per esempio, che la loro paura dell’ipnosi è stata e viene tuttora alimentata principalmente dal tornaconto personale di qualche astuto manipolatore?

O dalla impietosa legge dell’audience?

O dal bisogno di apparire speciali – tipico di chi speciale proprio non è?

Se ci prendiamo la briga di approfondire un po’ l’argomento, scopriamo che quel nutrito bagaglio di leggende e preconcetti e la paura stessa dell’ipnosi nascono da rappresentazioni distorte che nel tempo e ancora oggi sono fornite da:

  • un certo filone letterario e film sensazionalistici che hanno lo scopo non tanto di informare quanto di far cassa;
  • notizie erronee riportate dai mass media per via della generale incompetenza in materia;
  • la cosiddetta «ipnosi da palcoscenico», un’applicazione particolare dell’ipnosi che dovrebbe tendere al puro intrattenimento, ma che talvolta offende la dignità della persona ed è usata per vantare improbabili poteri magici.

Tutto ciò conferisce all’ipnosi un connotato negativo che scoraggia e intimorisce. Il gioco è fatto. E molte persone che potrebbero facilmente trarre dal suo impiego grandi benefici per il proprio benessere psicofisico, semplicemente non vi attingono.

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Tutto sembra essere cominciato verso la fine del XIX secolo

 

"Vecchi libri e una pipa"

Vecchi libri

In quell’epoca si era verificato un revival del romanzo gotico, un genere narrativo nato nel Regno Unito verso la fine del secolo precedente, che si era diffuso poco dopo anche in Francia.

Esso poggia sull’abile fusione di sentimentalismo e orrore, presentandoci vicende misteriose, fosche e irrazionali, dove spesso fanciulle innocenti e sprovvedute sono in balia di persecutori deformi e scellerati.

È il «romanzo spaventoso», capace di destare forti emozioni di angoscia e raccapriccio per ciò che è sconosciuto.

A questo deve la sua fortuna.

Fra le opere narrative più sensazionali apparse in quel periodo troviamo «Trilby», scritta nel 1894 dal vignettista inglese George du Maurier e pubblicata a puntate su Harper’s Magazine sotto forma di romanzo illustrato. L’ambientazione nel Quartiere Latino riflette la sua stessa esperienza di studente d’arte nella Parigi bohémienne fin de siècle.

L’autore solletica scaltramente la pruderie popolare d’epoca vittoriana con robuste dosi di sentimentalismo, occultismo, darwinismo e altri «ismi» e crea lo stereotipo, tuttora duro a morire, del «perfido ipnotista».

Ecco com’egli tratteggia la figura del bieco personaggio di nome Svengali, un maestro di musica, nonché ipnotista, ossessionato dall’ambizione di dominare gli altri:

«Era un individuo alto e ossuto, che poteva avere fra i trenta e i quarantacinque anni, dalle belle fattezze, ma sinistro. Era piuttosto trasandato e sporco. […] La folta capigliatura, nera e opaca, gli scendeva pesantemente dietro le orecchie fin sulle spalle, in quella foggia cara ai musicisti, che risulta tanto offensiva all’Inglese medio. Aveva occhi neri accesi e brillanti, con palpebre pesanti, un volto magro e giallastro e una barba nerissima che sembrava scendergli da fin sotto le palpebre, sovrastata da baffi neri leggermente scoloriti, che si dipartivano in due lunghi intrecci a spirale. […]

«Aveva un atteggiamento servile o prepotente e poteva essere rozzamente maleducato. Possedeva un genere di umorismo cinico che era più offensivo che divertente, e rideva sempre per la cosa sbagliata, nel momento sbagliato, nel luogo sbagliato. E la sua risata era sempre derisoria e piena di malignità.»

La storia racconta che Svengali si innamora di Trilby O’Ferrall, una giovane irlandese bella e libera che fa la modella per artisti nel Quartiere Latino e si rivolge a lui per guarire dall’emicrania. Svengali vuole strapparla con ogni mezzo alle attenzioni del giovane artista bohémien che le fa la corte. Inoltre, rancoroso per non essere diventato un famoso cantante lirico a causa di una voce sgraziata e ineducabile, riconosce subito il potenziale canoro della fanciulla e spietatamente decide di usarla per realizzare i propri sogni di successo. Così, attraverso il «magnetismo dei propri occhi» e ripetuti «passi ipnotici», ne fa una diva.

In questa magica trasformazione, la ragazza perde il senso di identità personale e il proprio nome, diventando «La Svengali» – una perfetta «macchina canora», una statua di pietra che come un automa «immerge il pubblico in una sacra, celestiale dolcezza» quando canta la Fantasia-Improvviso in la bemolle di Chopin.

La finzione letteraria vuole che la giovane sia in sua balia, totalmente sottomessa al suo potere.

Svengali si è diabolicamente impossessato della mente di Trilby, tuttavia non riesce a conquistarne il cuore – la rabbia e la gelosia che prova gli sono infine fatali. Con la sua morte l’incantesimo viene spezzato e la fanciulla perde non solo la voce angelica e il ricordo dell’esperienza, ma anche la ragione. Ma l’influenza «velenosa» di Svengali gli sopravvive e continua a operare sottilmente, succhiandole a poco a poco le energie vitali fino all’ultimo respiro.

Trilby, sempre più emaciata e debole, lo sguardo languido incollato al ritratto di Svengali, si spegne sussurrandone per tre volte il nome.

Nulla di più lontano dalla verità, naturalmente, perché l’ipnosi non è una bacchetta magica che possa farci acquisire capacità o talenti che non possediamo, l’ipnotista non ha alcun potere soprannaturale e nessuno può dominare la nostra mente a meno che non ci trasformiamo in sprovveduti di poco cervello.

Eppure il romanzo ha avuto un immenso successo su entrambe le sponde dell’Atlantico, collocandosi di prepotenza nella cultura popolare. Il clamore suscitato è stato tale che per qualche anno una specie di mania collettiva per Trilby ha permeato ogni aspetto della vita. Sono uscite numerosissime parodie dell’opera, versioni comiche o grottesche di scarso valore letterario, ma molto ambite. Abili uomini d’affari hanno tratto grandi profitti dando il nome dell’eroina a prodotti del tutto eterogenei – dalle bistecche scelte ai dentifrici a una cittadina fondata in Florida nel 1901. Per non parlare del trilby, il cappello di soffice feltro indossato dalla protagonista nella prima rappresentazione teatrale dell’opera e venduto ancora ai nostri giorni.

Il motivo conduttore è stato da allora riproposto fino alla nausea in numerosi film e spettacoli teatrali di quart’ordine e persino in un cartone animato.

Ancora oggi si ricorre a questa rappresentazione distorta e non veritiera dell’ipnosi con l’unico scopo di suscitare scalpore e procurarsi lauti guadagni, fidando nella credulità dei semplicioni e nel fascino oscuro esercitato su di loro da tutto ciò che appare «misterioso».

Non sarebbe forse preferibile ridurre un po’ il livello di ignoranza nel quale ci troviamo?

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"Pianta carnivora del genere Nepenthes, Madagascar"

La pianta insettivora Nepente e lo Svengali: curiosamente accomunati dalla propensione a risucchiare la vita altrui

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Il termine «svengali»

 

Dopo la pubblicazione del romanzo, il grande pubblico prese indistintamente a chiamare svengali qualsiasi ipnotista. Non conoscendo di meglio e forse troppo pigri per documentarsi, questi benpensanti tramandarono nei decenni l’illusione che chiunque possieda l’«arte magica» dell’ipnotismo possa dominare chicchessia.

Come non provare timore davanti a un simile individuo dai poteri soprannaturali? Meno male che non esiste!

Nel mondo anglosassone, il termine è entrato a far parte del linguaggio comune. Il dizionario Merriam-Webster della lingua inglese ne dà la seguente definizione: «una persona che manipola o esercita un controllo eccessivo su un’altra».

Lo svengali è quindi qualsiasi individuo che, con intenzioni malvagie, utilizza falsa gentilezza e manipolazione per irretire l’altro o piegarlo al proprio volere.

Anche se non è un ipnotista.

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Quegli imbroglioni che derubano usando l’ipnosi…

 

Quante frottole ci vengono propinate dai mass media! Non ho ancora capito se in buona fede o per fare audience e, quindi, aumentare gli introiti.

Eppure esistono anche da noi seri ricercatori che hanno studiato il fenomeno, pubblicando su una rivista scientifica statunitense le conclusioni a cui sono pervenuti.

Nel volume 57, numero 4 dell’International Journal of Clinical and Experimental Hypnosis, uscito nell’agosto 2009, pagine 419-430 è apparso uno studio scientifico dal titolo: «’Robbery by Hypnosis’ in Italy: A Psycho-Criminological Analysis of the Phenomenon Based on 20 Years of Newspaper Articles (1988-2007)» a firma congiunta di Carlo Alfredo Clerici, Laura Veneroni, Angelo De’Micheli e Isabella Merzagora Betsos, Cattedra di Psicologia, Cattedra di Criminologia, Facoltà di Medicina, Università degli Studi di Milano.

L’ipnosi va vista come un’intensa relazione interpersonale che richiede coinvolgimento e rispetto reciproco.

Gli autori discutono il ruolo rivestito dai mezzi di informazione nostrani nel dare risalto alla sensazionalità dell’ipnotismo, ignorando del tutto gli aspetti scientifici.

Qui di seguito riporto la traduzione del riassunto del saggio «’La rapina con l’ipnosi’ in Italia: un’analisi psico-criminologica del fenomeno sulla base di 20 anni di articoli giornalistici (1988-2007)»:

«In diversi Paesi del mondo, sono state occasionalmente riportate dai media sconvolgenti notizie di rapine commesse utilizzando l’ipnosi ai danni di cassieri di banca, addetti alle vendite o passanti. In Italia il reportage del primo episodio risale agli anni Cinquanta. Sebbene il fenomeno sia stato oggetto di servizi giornalistici sempre più frequenti negli ultimi anni, nella letteratura scientifica non è ancora stata pubblicata alcuna analisi obiettiva. Questo saggio analizza 106 episodi registrati in Italia fra il 1988 e il 2007, identificati sulla base di un’analisi sistematica degli archivi cartacei e online dei quotidiani italiani, nazionali e locali, e del database della principale agenzia di stampa del Paese. Se analizzati da un punto di vista psicologico e criminologico, non c’è prova alcuna che supporti un effettivo utilizzo di metodi ipnotici negli episodi descritti.»

Forse non serve aggiungere altro.

Nella letteratura scientifica anglosassone esistono inoltre i resoconti di numerosi studi e ricerche, effettuati nel corso di molti decenni, che smascherano tante altre leggende metropolitane sull’ipnosi – sono bugie che sanno soltanto allarmare e, quindi, impoverire la nostra esperienza.

Nessuna paura!

 

Per concludere, è un fatto notorio che esistano forme intimidatorie o manipolatorie di comunicazione esercitate abitualmente da alcuni individui, se non addirittura insegnate in certi contesti.

Tutti possiamo cadere qualche volta nella manipolazione altrui – non serve farne una tragedia. In ogni caso, dato che nessuno può sottrarci il controllo della nostra mente, a meno che noi non lo svendiamo, non tarderemo molto ad accorgercene.

A tal fine, l’importante è acquisire una buona padronanza di noi stessi, che si raggiunge creando armonia fra le due parti della nostra mente: quella intellettuale e quella emozionale.

Diverremo allora più perspicaci e forti e sapremo discriminare più facilmente i messaggi autentici da quelli insinceri.

E cosa c’è di meglio dell’ipnosi per pervenirvi?

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Quella qui descritta è la mia esperienza, con alcune delle scoperte fatte nel tempo.

Qual è la tua? Qual è il tuo atteggiamento e che cosa provi quando senti menzionare la parola ‘ipnosi’?

Scrivimi il tuo commento qui.

 

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Photo credit: Vecchi libri, ©stock.xchng/Marjorie Manicke

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PROFILO DELL’AUTORE: Emma Gasperoni, fondatrice di IpnoBenessere, è Ipnotista certificato e Coach personale & professionale che ti facilita l’acquisizione di modelli di pensiero e strategie empowering, cioè capaci di ripristinare il tuo potere personale, sì da sentirti motivato e ispirato a costruire la tua grandezza. Per leggere altri articoli scritti da Emma e per saperne di più sui servizi di consulenza, corsi e workshop che offre, visita il suo sito www.ipnobenessere.com o contattala direttamente via email o per telefono allo 0283425599.


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